16/01/2011 New Linea editoriale
Una cosa sinceramente inspiegabile: perchè gli autori della nuova serie di WILD fanno andare in video Fiammetta Cicogna vestita?
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28/10/2010 Tabagismo
Io e la dipendenza. Non ci sono tabaccai aperti. Mi sto rollando sulle cartine il tabacco dei mozziconi del mio posacenere.
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28/10/2010 Approsimazione ed errori di valutazione nella linea del PD di Siena sulla crisi dell’Università
Posto qua sotto il documento del Partito Deemocratico di Siena del 25 Ottobre con in grassetto e sottolineate le mie osservazioni.
Il Partito Democratico è per il risanamento e contemporaneamente per un rapido rilancio dell’Università di Siena. Scelte strategiche da fare subito con la forza, la responsabilità e l’unità di tutte quelle parti attive e positive del nostro Ateneo e del territorio; che mettano al centro principi di equità e solidarietà, di dignità e chiarezza sul futuro dei lavoratori e sulla formazione degli studenti. Saranno necessari, in connessione con le necessità; progetti di crescita e sviluppo per l’Università e la città di Siena. II Partito Democratico è contro la cristallizzazione delle categorie che frenano la ripresa dell’Ateneo.
Qua a parte gli evidenti errori di punteggiatura, si dice tutto e niente, senza andare a specificare come mettere in atto i buoni propositi elencati. Da notare che se con la frase “progetti di crescita e sviluppo per l’università e la città di Siena” si intende un legame fra l’offerta formativa e le esigenze economiche del territorio senese viene compiuto un errore di valutazione sul ruolo stesso dell’università che, se programmata in base alle esigenze di sviluppo di una area limitata perde il suo carattere di universalità e si arriva al paradosso del corso in Biotecnologie Interfacoltà di medicina e scienze, in cui, da anni non si fa più formazione specialistica, ma si fa formazione professionale per la Novartis. Per quanto riguarda la “cristallizzazione” delle categorie: se per cristallizazione si intende un processo di separazione progressivo c’è da far notare che le categorie non si cristallizzano perchè gli piace; si cristallizzano perchè sono state messe in campo norme pesantemente lesive per determinate categorie anzichè altre, e quando si opera in questo modo è difficile non ragionare per classe o categoria e pensare alla salvaguardia del bene comune.
Il PD è per un’ulteriore razionalizzazione dei costi, per una riorganizzazione del piano della didattica e della ricerca, per un accordo quadro tra Università e Sindacati, per una riforma immediata degli organi d’Ateneo e per la convocazione di un tavolo di crisi con Governo, Regione, Enti locali e Università. Solo così possiamo far ripartire una delle più importanti istituzioni di Siena, dare slancio alla crescita culturale, economica e sociale della nostra città e dare stabilità a centinaia e centinaia di famiglie del nostro territorio
Giustissimo rivendicare un tavolo di crisi: di fronte al crollo di una sede universitaria storica come quella senese in governo non può lavarsene le mani. Per quanto riguarda la riorganizzazione della didattica e della ricerca e la razionalizzazione dei costi non si può non dire che le cose sono fortemente collegate: per razionalizzare chiudi corsi, riducendo così l’organico e risparmiando, ma in tal modo si riduce anche l’offerta formativa con minore capacità attrattiva dell’ateneo e calo delle iscrizioni. Un cane che si morde la coda. Inoltre è pericoloso legare razionalizzazione e didattica senza valutarne le conseguenze perchè è tuttora in corso il passaggio ai nuovi ordinamenti e le normative estremamente stringenti in vigore mettono a rischio l’esistenza non solo dei corsi “fantasiosi” o con pochi studenti, ma anche di corsi di qualità e considerati caratterizzanti della nostra università. In questo campo più che di razionalizzazione si deve mettere in campo una difesa ad oltranza dell’offerta formativa che rischia con l’azione combinata di riforme e crisi di venire impoverita in maniera drammatica.
Le responsabilità del governo sono gravissime: si sono persi due anni di tempo prima di esprimere un giudizio sul piano di risanamento, per arrivare solo in questi giorni ad apprendere che la doverosa e tardiva ispezione ministeriale si conclude con un giudizio negativo sulle misure formulate a più riprese dagli organi dell’ateneo, per il riequilibro di bilancio.
Da come è scritto sembra sia colpa del governo se il giudizio è negativo. Invece è colpa del piano di risanamento che è insufficiente: e se si è perso un anno dietro a questo documento inutile ed odioso (inutile perchè non risolve, odioso perchè ingiusto) è anche colpa, scusate il termine, di quelle fave bagiane che l’hanno votato. Tra questi anche e soprattutto i membri del cda di nomina politica (regione, provincia, comune) che se non sbaglio fanno tutti riferimento al PD.
I parlamentari senesi e toscani del Pd con ben cinque interrogazioni (presentate: 22 ottobre 2008, 9 dicembre 2008, 1 ottobre 2009, 19 gennaio 2010 e l’ultima il 22 ottobre 2010) in due anni hanno incessantemente richiamato l’attenzione del governo che rimane l’unico soggetto che ha potestà amministrativa e legislativa sull’Università. Per tutta una fase si è irriso a queste iniziative come a quelle di Regione ed Enti Locali, perché la gestione politica della crisi dell’Ateneo tentata in modo opaco da Liste Civiche e Lega Nord è passata dall’idea che sull’asse tra l’ex direttore Miccolis ed il suo mentore Sen. Quagliarello si sarebbe risolto tutto.
Che Miccolis fosse uno con dietro la targhetta di Forza Italia era notorio. Putroppo il giorno della sua nomina con il cda bloccato dalla polizia, a protestare contro questa nomina EVIDENTEMENTE paracadutata dal centrodestra, c’erano solo gli studenti. Se in quei chiari di luna fosse intervenuta una qualche forza politica ad evidenziare le sponsorizzazioni di Miccolis sarebbe stato utile. Inoltre vedi al commento precedente, le operazioni di Miccolis sono state tutte appoggiate dai membri del cda di nomina politica. Inoltre poi basta con la campagna elettorale quando si parla di cose serie: le lista civiche non mi stanno simpatiche, ma da qua ad imputare a questi soggetti una qualche gestione politica della crisi ce ne corre parecchio.
Dal governo nazionale è invece arrivato solo l’anticipo dei Fondo di Finanziamento Ordinario, una misura necessaria per garantire la liquidità anche per tanti altri atenei italiani. Per due lunghi anni il governo ha taciuto sul piano di risanamento e si è rifiutato di incontrare gli Enti locali, perseguendo l’aggravamento della crisi, per calcolo politico ed elettorale. Nel gennaio 2009 i parlamentari senesi e toscani del Pd hanno presentato una proposta di legge che, al di là della concessione di un contributo straordinario di 100 milioni – utile in ogni caso ad abbattere il debito, – fissava un percorso ed un metodo per giungere all’obiettivo del risanamento tra cui la riforma degli organi di governo dell’Ateneo, un piano di incentivazione al pensionamento dei docenti che abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età, l’autorizzazione a contrarre mutui in deroga, un procedimento amministrativo interno più efficace ed efficiente.
Piace anche a me l’idea di prepensionare quei maledetti vegliardi che ancora girano per le aule. Il problema è che in relazione alla nota 160 del dm 544 del 2007 che definisce il numero minimo di docenti afferenti al corso di laurea ed al blocco del turn-over, una campagna di prepensionamento degli ordinari implica il rischio di chiusura per molti corsi di laurea, anche per corsi, come detto precedentemente frequentati, di qualità e caratterizzanti l’offerta formativa dell’Unisi.
Non possiamo dimenticare che, durante l’immobilismo del governo, gli unici a lavorare per il risanamento dell’Università sono stati gli Enti locali. Ricordiamo l’acquisto da parte della Regione Toscana del complesso ospedaliero delle Scotte, che ha portato 108 milioni di euro nelle casse dell’ateneo, ed il sostegno che sempre la Regione ha dato alla ricerca dell’Università di Siena.
Le azioni da mettere subito in atto:
1) Convocazione immediata di un tavolo nazionale di crisi con la presenza del governo, della Regione Toscana, degli Enti locali senesi e dell’Università degli Studi di Siena per verificare in modo trasparente e risolutivo la validità e l’efficacia del piano di risanamento. Un passaggio irrinunciabile per varare quei provvedimenti di legge indispensabili per le azioni di solidarietà.
E’ stata già rilevata l’efficacia del piano ed è stato rilevato che il piano è una chiavica
2) Elaborazione da parte dei nuovi organi di governo dell’Ateneo di un piano della didattica e della ricerca, che riposizioni e razionalizzi l’offerta formativa dell’Università di Siena in relazione agli obiettivi del piano di risanamento ed al processo di collaborazione con il polo toscano, intervenendo subito sugli sprechi ancora presenti e sulle sedi decentrate.
Sulla riprogrammazione della didattica rimando al primo commento. Sul “polo toscano” c’è da dire che il progetto è ancora fantomatico e che non si è concretizzato in proposte concrete da parte della regione. Le tre università toscane hanno già firmato con delibere degli organi di governo protocolli di intesa per avviare un percorso di regionalizzazione. Ora la palla va alla regione che deve dire come intende far funzionare la cosa e soprattuto quando olio (soldi) intende mettere per far funzionare gli ingranaggi di questa regionalizzazione.
3) Accordo quadro con i sindacati che punti al coinvolgimento ed alla valorizzazione delle risorse umane nel piano di rilancio e di risanamento dell’Università, che contenga le indispensabili misure di solidarietà ispirate all’equità per evitare che a pagare siano le categorie più deboli.
Hanno già pagato le caterogie deboli. E siccome sono state cacciate è difficle che paghino ancora di più. Adesso nella piramide del più debole su cui far scaricare il peso della gestione dell’ordinario rimangono gli studenti (eventuali aumenti della tassazione diretta od indiretta) ed il personale strutturato. Inoltre non per essere ripetitivo ma gli atti che hanno fatto pagare i più deboli hanno sempre avuto l’appoggio dei membri del cda di nomina politica.
4) Attivazione delle progressioni economiche orizzontali partendo dal protocollo firmato tra le organizzazioni sindacali ed il Rettore il 29 settembre scorso.
Pare solo una lisciata di pelo ai sindacati. Il problema è che il fondo per i PEO è prosciugato dalle gestioni dissennate di quel fondo negli ultimi 10 anni. Perciò non esiste copertura di spesa per le PEO a parte che i soldi non piovano dal cielo. Poi che il Rettore Focardi abbia avuto l’abitudine di firmare accordi sindacali senza prima verificare la copertura economica di quello che firmava è un altro discorso..
5) Riforma immediata degli organi di governo dell’Ateneo anche prima dell’entrata in vigore del ddl del governo in virtù di un’assunzione unitaria di responsabilità da parte di tutte le componenti universitarie, per avere organismi più snelli e più efficienti nonché adeguati alla situazione del tutto straordinaria che non permette più riunioni assembleari ed inconcludenti, come dimostra la storia di questi anni.
Qua c’è il grande errore od a essere cattivi la grande fregatura. L’università è nella cacca non perchè il cda ed il senato sono troppo pletorici, l’università è nella cacca perchè la gente ha falsificato i bilanci. Non risolvi la cosa con gli organi “snelli ed efficenti”. “Riforma immediata” poi è un parolone: l’università ha dei processi statutari per le modifiche di statuto che giustamente hanno bisogno di tempi lunghi e di profonde valutazioni. Non si può pensare di modificare la democrazia interna dell’Ateneo così con un colpo di spugna. Pare assurdo poi voler addirittura anticipare la Gelmini nel suo progetto di riforma degli organi universitari. Se si voglioni cda efficienti i partiti potrebbero iniziare subito a fare qualcosa ed iniziare a nominare persone competenti nelle rappresentanze degli enti locali negli organi di governo. Se poi si intende per “riforma degli organi di governo” la bozza di statuto predisposta lo scorso anno dalla commissione presieduta dal Prof. Riccaboni c’è da dire che la bozza non era che una scimmiottatura nemmeno troppo dignitosa della riforma Gelmini e che per fortuna tale bozza è stata rigettata con forza dalla maggioranza delle facoltà.
6) Ricostruzione di un procedimento amministrativo fondato sulle competenze professionali, sull’assunzione di precise responsabilità da parte delle figure dirigenziali necessarie per guidare una istituzione complessa come l’Università di Siena;
7) Accertamento sulle responsabilità del dissesto sia in ordine al profilo amministrativo che civile, che penale di chi ha danneggiato in misura così grave una istituzione storica come I’Università degli Studi e la città di Siena.
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05/10/2010 Intervento cda 27 settembre
In un momento di passaggio di poteri, in qualsiasi istituzione del mondo, chi detiene la massima carica dirigenziale dovrebbe assicurarsi di garantire un continoum sereno per favorire un avvicendamento senza scossoni e senza danni per l’istituzione e per chi in questa istituzione di vive, ci lavora, ci dedica l’impegno della sua formazione.
Ovviamente questo non succede all’Università di Siena: nel cda di ieri (27 Settembre) il Magnifico Rettore Focardi nonostante sia in scadenza come una mozzarella lasciata fuori dal frigo in un pomeriggio di luglio, si è rifiutato per la seconda volta di ratificare la nomina del nuovo Direttore Amministrativo, scelto non dal suo divino ed insindacabile giudizio, quanto piuttosto da un concorso pubblico.
Le motivazioni: l’anzianità della candidata prescelta (l’università è evidentemente guidata da giovanotti) ed un esposto della procura sul concorso di cui non è stato dato modo di conoscere motivazioni e tempi di risoluzione.
L’università italiana è in crisi, con Tremonti e la Gelmini che tagliano le gambe all’intero sistema di istruzione pubblico, l’università di Siena in particolare pena anche di una crisi strutturale difficilmente risolvibile, ed il Rettore Focardi preferisce tergiversare nella nomina di una figura centrale come quella del Direttore Amministrativo.
Ignorando il parere del CDA, il cui parete seppur consultivo è obbligatorio, il Rettore ha deciso di affidare pro -tempore il mandato alla responsabile legale dell’ateneo: una progressione interna che non darà fastidio al Rettore lasciandogli le mani libere per i suoi progetti di questi ultimi 30 giorni di mandato.
Ovviamente noi, seppur sconcertati da un consesso che più di un consiglio di amministrazione sembrava la magione del Dr Frank Furter nel Rocky Horror Picture Show, abbiamo fatto notare al Magnifico che non poteva impedire al consiglio di votare il proprio parere e che la figura di “direttore amministrativo pro tempore” era estranea non solo al senso comune ma anche allo stesso Statuto dell’Università di Siena che il buon Silvano più volte ci ha dato dimostrazione di aver letto solo di sfuggita.
Il Rettore e qualche azzimato barone ci hanno invitato letteralmente a “farci i cazzi nostri”: figuriamoci se hanno del tempo da perdere loro con le regole, la democrazia interna ed il bene superiore dell’istituzione.
Noi ovviamente i cazzi nostri non ce li facciamo e saremo in trincea come sempre a difendere l’università pubblica e di tutti, contro chi vuole distruggerla dall’esterno e contro questi dinosauri che la stanno facendo a pezzi dall’interno.
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- Pubblicato in Dal divano
05/10/2010 Sospetti..
Ho il leggere sospetto che qualcuno mi abbia fatto aderire ad una associazione universitaria nazionale senza nemmeno farcelo sapere.
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- Pubblicato in Cose che non si fanno


